Breve disamina della propaganda

20 Aprile 2020 – Proprio oggi ho letto un interessante articolo apparso sul “Corriere”, giornale che si lega nei contenuti alla propaganda di Stato, a firma Gabanelli, Massano.

Devo ammettere che, per lo meno per i trascorsi di giornalismo militante a Report, apprezzo molto la Gabanelli.

Il titolo dell’articolo in questione è “Coronavirus, chi ha guadagnato e chi ha perso con il lockdown?”[1]

Inglesismi

Faccio innanzitutto una riflessione sulla nomenclatura: lockdown in inglese significa “isolamento” che, in una società impregnata di cattolicesimo come la nostra, potrebbe anche avere una valenza positiva andando quasi a configurarsi come una pratica ascetica, di solito riservata a pochi eletti. Ma perché utilizzare un termine inglese?

Nei fatti quello che viviamo non è un isolamento che, nell’accezione sanitaria, significa:

“Provvedimento igienico con cui uno o più malati affetti da malattia infettiva e contagiosa vengono separati dai sani per tutta la durata di essa”.[2]

Qui non si stanno separando e isolando i malati, si stanno chiudendo tutti dentro casa.

Per estensione l’isolamento sanitario finisce per identificarsi con un altro termine, segregazione, che però ha anche un’altra accezione:

“aggravamento nella esecuzione di una pena detentiva, consistente in un particolare isolamento, con speciali misure restrittive e afflittive, del detenuto nella cella”.[3]

Con la scelta di un termine inglese, evidentemente, si voleva contribuire a creare una falsa percezione della cosa, quasi fosse più morbida, più trendy.

Questa etichettatura non è casuale.

Effetto alone

In psicologia consideriamo il cosiddetto effetto alone.

Cito da wikipedia in modo che ognuno possa approfondire senza manuali specifici:

L’effetto alone è un bias cognitivo (errore di ragionamento/valutazione N.d.A.) per il quale la percezione di un tratto è influenzata dalla percezione di uno o più altri tratti dell’individuo o dell’oggetto. Un esempio è giudicare intelligente, a prima vista, un individuo di bell’aspetto.”[4]

Anche nel marketing si può sfruttare l’effetto alone:

“Nel brand marketing l’effetto alone è quell’effetto per cui le caratteristiche positive di un particolare oggetto vengono estese agli altri oggetti della stessa marca. Questa teoria è stata usata per descrivere come il successo dell’iPod abbia avuto effetti positivi sulla percezione degli altri prodotti Apple. L’effetto è sfruttato anche nell’industria automobilistica, dove una casa produttrice spesso lancia un veicolo alone per promuovere le vendite dei prodotti di un’intera marca.”[5]

Se pensiamo all’etichetta lockdown, a prescindere dal fatto che potremmo non sapere il significato della parola, non abbiamo la stessa percezione di quando parliamo di segregazione. La propaganda lavora di fino…ma non troppo: i meccanismi sono quelli conosciuti.

È come dire che si va a fare un brunch: non si capisce bene di cosa si tratta.

Profitto materiale e non…

Nell’articolo della Gabbanelli si fa un quadro piuttosto dettagliato della situazione italiana, ovviamente si rileva una grande crescita del settore degli alimentari ed un crollo totale di beni che hanno bisogno del movimento, come i carburanti. Tre imprese su quattro, viene detto, hanno liquidità per meno di tre mesi.

Che la situazione sia drammatica è palese e sarebbe ridondante sottolinearlo.

Una frase, però, ha attirato la mia attenzione: “A livello di ricavi cresceranno solo la farmaceutica (+3,9%) e la sanità e l’assistenza sociale (+2,9%).”

A leggere la frase mi è venuta subito in mente la scena di un film cult, un vero capolavoro dei fratelli Cohen: Il grande Lebowski. Nella scena in questione, il Drugo (ovvero Lebowski, il protagonista del film) parlando con il suo amico Walter, dice “come diceva Lenin: tu scopri chi ne trae profitto e…”

La citazione resta a metà, sospesa nell’aria, ma tanto ci basta per la nostra riflessione.

La visibilità

Ovviamente pensare che l’industria farmaceutica, la sanità e l’assistenza sociale, traendo profitto dalla situazione, possano esserne gli artefici, non sarebbe da complottisti ma da sempliciotti.

La considerazione da fare è che esistono diversi tipi di profitto: quello di cui parla l’articolo della Gabbanelli è un profitto materiale; quello che interessa a noi no.

Nell’epoca dei social network, della comunicazione, della condivisione, la moneta che paga di più è quella della visibilità. I cosiddetti influencer non guadagnano grazie a capacità particolari, all’intelligenza, alla creatività (per lo meno non la maggioranza), ma grazie alla visibilità. Cercare di voler appiattire il profitto sul materiale, sarebbe stupido e riduttivo.

La domanda da porsi nel nostro scenario è: chi ha guadagnato visibilità nella situazione attuale?

Meglio ancora: quali argomenti hanno acquistato visibilità e come vengono trattati dalla propaganda?

La trattazione emotiva

Chiunque guardi un telegiornale o legga un giornale si imbatte inevitabilmente in un bollettino di guerra. Anche i termini usati sono quelli bellici: gli infermieri eroi, sono in trincea contro un nemico invisibile.

La trattazione fa appello all’empatia e alla minaccia, è quindi una trattazione emotiva.

La propaganda emotiva

La psicologia ci ricorda che: “gli stimoli dotati di maggiore rilevanza emotiva (soprattutto quelli delle emozioni negative) ‘catturano’ assai prima e in modo vincolante le risorse attentive rispetto a quelli neutri. Le emozioni ‘trattengono’ altresì l’attenzione nel tempo, rendendo difficile la sua distrazione e la sua applicazione ad altri stimoli. Per esempio troviamo molto più impegnativo ignorare le parole emotive (e quelle tabù) rispetto a quelle neutre.”[6]

Oltre ad attirare quindi la nostra attenzione grazie ad un forte impatto emotivo, l’informazione della propaganda, attualmente, non ha contraddittorio. Una task force (di nuovo un termine inglese proveniente dall’ambito militare – utilizzato per la prima volta dall’U.S. Navy) è stata investita dell’onere e onore di cancellare ogni fonte informativa non in linea con l’informazione ufficiale; compito che, ad oggi, si sta configurando come una vera e propria censura dei canali d’informazione indipendenti e come una violazione clamorosa della libertà di parola ed espressione.

La conferma

L’ulteriore punto scaturisce da quanto appena detto: senza contraddittorio (ma in alcuni casi anche con) si verifica quello che in psicologia viene definito bias di conferma.

Cito di nuovo da wikipedia per dar modo a tutti di approfondire:

“È un processo mentale che consiste nel ricercare, selezionare e interpretare informazioni in modo da porre maggiore attenzione, e quindi attribuire maggiore credibilità, a quelle che confermano le proprie convinzioni o ipotesi, e viceversa, ignorare o sminuire informazioni che le contraddicono. Il fenomeno è più marcato nel contesto di argomenti che suscitano forti emozioni.”[7]

(Facciamo una considerazione a margine: Hegel raccontava di come la filosofia – quindi la riflessione sull’uomo e sulla sua condizione – si fosse potuta sviluppare solo nella Grecia schiavista – non è ovviamente un’apologia dello schiavismo –, in quanto lo schiavo liberava l’uomo dalla forza che la natura esercitava su di lui. Tale forza aveva la sembianza delle attività materiali di base: procacciarsi il cibo, prepararlo, pensare alla propria abitazione etc. Lo schiavo, occupandosi delle incombenze materiali, liberava le energie del signore di turno, che potevano essere utilizzate per la riflessione significativa.

Considerando che, nella condizione attuale, ci sono purtroppo famiglie che non hanno di che mangiare, dobbiamo assumere che alcune persone, non hanno l’energia di occuparsi della questione lucidamente, essendo soggiogati alla forza della natura, nel procacciarsi di che vivere, nonostante ci sia uno Stato che, in situazioni di emergenza, dovrebbe sopperire a tali necessità.)

Il profitto, per come lo abbiamo letto, si configura dunque come qualcosa di non immediatamente spendibile, non essendo monetario.

L’odierna concezione del profitto

L’odierna concezione del profitto combacia con la visibilità.

La visibilità è il vantaggio e l’utilità, ossia il profitto, utilizzabile dalla propaganda per la manipolazione delle masse.  

Non è necessario che delle persone siano più visibili di altre, quello che deve essere messo in mostra è una determinata idea o concezione, e deve essere ripetuta ad libitum.

A cosa porterà rendere visibile un virus, comunicarlo in maniera emotiva, dare all’informazione un taglio unidirezionale? Ognuno tragga le proprie conclusioni, ma il meccanismo è evidente: nei media pubblici di propaganda si da spazio solo ad un argomento; viene trattato in maniera emotiva (utilizzando termini bellici) in modo da catturare completamente l’attenzione di chi guarda; al contempo si elimina il contraddittorio dell’informazione indipendente, in modo da creare un bias di conferma nello spettatore stordito.

Una strategia antica

La strategia è antica.

Già nel libro de “I 36 stratagemmi”, lo stratagemma XXIX recita: Far spuntare i fiori sull’albero.

La spiegazione chiarisce: “Una falsa apparenza può disorientare l’avversario e suscitare in lui soggezione. Gettato nel dubbio e nella confusione, gli sarà difficile comprendere la realtà e affrontarla con intelligenza. Quindi si approfitterà della posizione di vantaggio per soggiogarlo e assumere il controllo della situazione. Si tratta di un assunto valido non solo nel contesto militare. La politica e la diplomazia offrono abbondanti opportunità per fantastiche dichiarazioni verosimili, ma in disaccordo con la realtà.” E ancora: “È in questione l’arte del depistaggio psicologico: ciò che gli occhi vedono e gli orecchi sentono, la mente crede! È in questione il potere della manipolazione strategica, per cui niente è ciò che sembra.”[8]

In tempi moderni la riformulazione suonava: “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”. Non a caso Göbbels era Ministro della Propaganda.

Stato è dove tutti si perdono, buoni e cattivi. (F. Nietzsche)


[1] https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/lockdown-chi-ha-perso-chi-ha-guadagnato/6d27148e-825a-11ea-afba-f0dcf1bf9a9f-va.shtml

[2] http://www.treccani.it/vocabolario/isolamento/

[3] http://www.treccani.it/vocabolario/segregazione/

[4] https://it.wikipedia.org/wiki/Effetto_alone

[5] Ibidem

[6] L. Anolli, P, Legrenzi, Psicologia generale (5° Ed.), Il Mulino, Bologna, 2001, p. 93.

[7] https://it.wikipedia.org/wiki/Bias_di_conferma Sottolineatura mia (N.d.A.).

[8] G. Magi (a cura di), I 36 Stratagemmi, Edizioni il Punto d’Incontro, Vicenza, 2012, pp. 252-253.

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