Hegel, Maslow e i criceti nella ruota

Hegel e le condizioni per pensare

Un passaggio importante della filosofia della storia di Hegel si inscrive, in maniera inconsapevole, all’interno di una vera e propria teoria dei bisogni. Secondo Hegel infatti (nelle Lezioni sulla filosofia della storia) la filosofia nacque in Grecia nel IV sec. a.C. e la sua nascita sarebbe debitrice all’istituzione schiavistica: gli schiavi, provvedendo ai bisogni primari dei propri signori, gli lasciano tempo per dedicarsi alla riflessione.

Ecco nascere la filosofia.

Condizione necessaria, ma non sufficiente, del poter pensare risulta quindi essere l’avere a disposizione del tempo per farlo e aver assicurata la soddisfazione dei bisogni primari.

La piramide di Maslow

La stessa cosa fu riproposta dallo psicologo statunitense Abraham Maslow che, attraverso la sua famosa piramide, rese visibile e intelligibile la teoria dei bisogni, ordinandoli in maniera gerarchica:

1. fisiologici,

2. di sicurezza,

3. sociali (di amore e di appartenenza)

4. di status e di stima e, infine,

5. di autorealizzazione.

Questi bisogni stanno tra loro in un rapporto gerarchico tale per cui non è possibile l’insorgenza di bisogni di ordine superiore se no sono stati soddisfatti prima quelli di ordine inferiore”[1]   

La piramide di Maslow chiarisce maggiormente che, prima di poter pensare, dobbiamo mangiare, prima di poterci dedicare alla riflessione su “giusto” o “sbagliato”, dobbiamo avere lo stomaco pieno, dobbiamo essere idratati, soddisfatti sessualmente e aver appagato tutti i bisogni fisiologici.

Teoria dei bisogni vs Pensiero

Detto questo risulta palese come, in una società in cui si è costretti a “procacciarsi” di che vivere per otto ore al giorno, sarà praticamente impossibile che qualcuno si metta a riflettere.

Condizione esasperata dalla crisi dei bisogni primari, creata dal governo: chi perderà il lavoro o chi vedrà minacciata la propria attività, non avrà tempo e modo di dedicarsi al pensiero, alla politica, al dissenso, non si preoccuperà di chiedersi “ma quello che sta succedendo è giusto? Ma quello che è successo avrà dei responsabili che saranno puniti?”.

Ognuno continuerà a vivere con il pilota automatico inserito, pensando solo a procacciarsi di che vivere o pensando che, finalmente, è ricominciato il campionato, o che presto potrà andare in vacanza con il bonus.

Per carità, lungi da me il voler demonizzare lo svago, si tratta solo di essere consapevoli che, vivendo in questo modo, saremo solo animali in gabbia cui, a fronte del proprio lavoro, viene assicurato un pasto e di che coprirsi.

Pane vs Libertà

E il nostro passaggio sulla terra non sarà altro che la trasposizione della figura qui sotto:

“Perché molte persone scelgono il pane invece della chiave?”

Scherzando si potrebbe dire che la chiave, contrariamente al pane, è difficile da digerire; ma questa è una cosa seria: la libertà, la verità, il dubbio, sono effettivamente difficili da digerire, sono veramente motivo di crisi e rottura, se presi seriamente. Meglio rispettare la teoria dei bisogni e mangiare una bella pagnotta, anche se rafferma.

Se non si sapesse di chi si parla, si potrebbe dire che una volta, qualcuno con poca lungimiranza, disse: “non di solo pane vivrà l’uomo”; finché un autore satirico che, evidentemente, sapeva leggere la propria realtà – invero, non molto diversa dalla nostra – disse: “[…] [populus] duas tantum res anxius optat panem et circenses“.

Mangiate e bevete, ché la fine è vicina: dopo una vita come criceti nella ruota, ci attende un’eternità…in una cassa.


[1] G. Favretto, Organizzazione del lavoro per lo sviluppo delle risorse umane, QuiEdit, Bolzano, 2010, p. 234.

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