Il luogo della Filosofia

Fare filosofia significa, innanzitutto, creare il luogo della filosofia…

Incontrarsi per fare filosofia significa, innanzitutto, creare un ambiente che accolga il pensiero, che lo stimoli e lo incoraggi, che riesca a lasciare il mondo, e ogni suo pre-concetto, fuori dalla porta, cercando di dar vita a qualcosa di nuovo. Riunirsi per chiacchierare filosoficamente ha, come presupposto imprescindibile, una dimensione spaziale – non necessariamente fisica – che sia il luogo di un’accoglienza incondizionata.

Il luogo della filosofia è in nessun luogo e ovunque. Non è uno spazio fisico, anche se può diventarlo.

Il luogo della filosofia è una dimensione metafisica, un iperuranio abitato da archetipi fluorescenti e idee bizzarre; è un sorvolo e un planare, un guardar dal-di-fuori, un metter tra parentesi.

Il luogo della filosofia è un in forse, fatto di domande più che di risposte, di dubbi più che di certezze; nello spazio della filosofia vige l’unica consapevolezza che dice che una domanda posta bene è comunque migliore di una risposta corretta. Una domanda apre sempre e di nuovo porte e prospettive, una risposta da un senso univoco di chiusura. Una e solo una è la correttezza, ma essa non abita la dimora della filosofia.

Fare filosofia non è parlare di filosofia; il fare filosofia rifugge i sofismi e si adagia in una dimensione di transizione; l’intento non è trovare risposte, bensì cercare alternative che aprano nuovi spazi di significato. Il fare filosofia è un tramontare.

Il luogo della filosofia è uno spazio di perplessità senza tempo, ché rifuggire canoni e stilemi, è la scelta di una forma di vita, una pratica ascetica, un modo perenne del pensiero, una chiave interpretativa della realtà.

Lo spazio della filosofia non è abitato dall’abitudine; è un costante trascendere i luoghi comuni, i “si” impersonali, le mode del momento, le consuetudini millenarie, i rituali che non siano riti, le evocazioni non simboliche, la simbologia non evocativa. Tutto è simbolo e tutto significa; anche i sogni sono sintomi.

Fare filosofia è transitare e tramontare; mettere e mettersi in dubbio, negare ogni certezza e la negazione stessa, guardare avanti senza guardarsi indietro, introiettarsi più che proiettarsi, un cammino iniziatico verso un centro ed una mèta intangibili in cui conta il “come” si procede più che il “dove” si stia andando.

Il luogo della filosofia è il centro della sommossa, della rivolta di idee e concetti, il luogo del rifiuto dei pre-giudizi; la battaglia è sempre una battaglia di Weltanschauungen. Le visioni del mondo possono assai differire ma possiamo, per lo meno, discuterne.

Il luogo della filosofia è uno spazio di catarsi; è il contrario dell’ancoraggio, è un disancorarsi dalle certezze date per trovare ed esplorare le proprie convinzioni e credenze, senza limiti o limitazioni; è il luogo della potenzialità e dell’azione, del progredire per avvitamenti iperbolici; è quel luogo in cui viene detto ciò che si pensa e ciò che si pensa è un’eco, un riflesso sincero, della propria anima immota che da forma all’esistenza così come vien detta.

Io creo ciò che dico. Abracadabra!

Il luogo della filosofia è una dimensione di immanenza, non trascende, non proietta al-di-là-del-mondo; torna sul qui ed ora: l’hic et nunc è l’unica dimensione possibile, il senso della terra e dell’appartenenza, il fondamento dell’Essere, il principio del divenire. Se sono, e qualsiasi cosa io sia, lo sono adesso o mai più.

Nel luogo della filosofia ci si libera da, per essere liberi di. La trascendenza non esiste, l’immanenza è la dimensione del reale. Oltre-il-mondo non esiste. Libero da che cosa? Che importa questo? L’occhio limpido deve annunciare: libero per che cosa.

Le radici scavano e saldano, la chioma è tesa in uno sforzo estensivo: vuole aggrapparsi al cielo. Per aspera ad astra: che le asperità non siano un ostacolo, ma un modo della creazione. Creare nuovi possibili al di là dell’immaginato, questo accade nel luogo della filosofia.

Il luogo della filosofia è un luogo di terapia: assisto, curo, guarisco… se scopro chi sono.

Γνῶθι σαυτόν. Nosce te ipsum. Conosci te stesso. Solo una terapia.  

Il luogo della filosofia è uno spazio d’Amore infinito. Amore per il pensiero, per la parola, per il dialogo, per lo scambio libero. È un tendere ad una verità, con la “v” minuscola, che non placa, comunque mai, la sete di ricerca. Il luogo della filosofia è lo spazio del molteplice, delle mille prospettive, del parallelo, delle differenze, del coesistere a dispetto delle differenze stesse; è il luogo del nonostante, del possibile e, nelle iperboli di pensieri audaci, dell’impossibile, del fattibile, del “a tutti i costi”, del non-sense.

Il luogo della filosofia è in nessun luogo e ovunque; è uno spazio che abitiamo; è uno spazio che ci abita.

Noi siamo il luogo della filosofia: dimensione del molteplice e dell’uno, dell’incrociarsi e del sovrapporsi; terreno fertile del pensiero creatore.

Il luogo della filosofia è in nessun luogo e ovunque.

Il luogo della filosofia è.

Meteora (Grecia) – Il luogo ideale per simbolizzare il pensiero: arroccato, impervio, vigile con lo sguardo che abbraccia dall’alto.