La colonizzazione dell’umano

Ammesso che sia vero, l’uomo ha messo piede sulla luna. Lo spazio è invaso da satelliti, il cielo da aerei e droni, i mari e gli oceani da navi e mondezza, le terre emerse dall’uomo e dalla sua frenesia, una faccia della quale è la colonizzazione e, fenomeno prettamente contemporaneo, la colonizzazione dell’umano.

L’essere umano ha conquistato tutto quello che c’era da conquistare, la sua smania di ampliamento non si è fermata davanti a nulla. A poco sono valse le raccomandazioni di Hans Jonas per abbracciare un “principio responsabilità” che tenesse conto delle future generazioni, a nulla sono serviti i vari protocolli internazionali per la limitazione delle emissioni, l’uomo è fatto così: non ha pace.

Sembra, dunque, che tutto sia stato colonizzato ma, a ben guardare, manca ancora qualcosa: l’uomo stesso. Se l’uomo passasse da soggetto colonizzante a territorio da colonizzare, ci sarebbe ancora spazio per la conquista.

Ammesso che sia vero, l’uomo sembrerebbe composto di due parti, una spirituale e una materiale, l’anima e il corpo, la psyché e il soma.

L’uomo, divenuto territorio di conquista – non più essere senziente che si autodetermina – offre diverse possibilità di sperimentazione: dalla psiche si può arrivare al corpo o, viceversa, dal corpo si può arrivare alla psiche, in entrambi i casi si tratta di applicazione di tecniche.

La colonizzazione

Dal punto di vista concettuale, per colonizzazione si intende l’occupazione e sfruttamento di un territorio oltremare mediante l’istituzione e la fondazione di enti e di opere di un certo rilievo, in senso esteso, in biologia, si usa lo stesso sostantivo per designare il trasferimento di gruppi biologici in una nuova area.

Di fatto, ciò che accomuna l’utilizzo del sostantivo nella diverse accezioni è l’idea di fondo di una conquista di un territorio o di un’area attraverso l’occupazione. In un momento storico in cui tutto ciò che poteva essere conquistato è caduto sotto il giogo dell’uomo, è l’uomo stesso a dover essere occupato.

Dalla psiche al soma

Il punto di partenza di ogni manipolazione è la divisione.

Atomizzare e dividere gli esseri umani è una necessità primaria, il divide et impera è la base della distruzione.

Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non può reggersi (Mc 3, 24-25)

Attraverso la divisione dei gruppi, attraverso l’atomizzazione degli individui slegati da qualsivoglia contesto, si arriva all’individualismo[1] puro e all’unità esteriore e posticcia:

Se esaminiamo nelle grandi linee la genesi della grandezza e della decadenza delle civiltà che hanno preceduto la nostra, cosa vediamo? All’aurora di queste civiltà, una polvere di uomini, di varia origine, casualmente riuniti dalle emigrazioni, dalle invasioni e dalle conquiste. Di sangue diverso, di lingua e di credenze pure diverse, questi uomini non hanno che un solo legame comune: la legge, più o meno riconosciuta, di una capo. In questi confusi agglomerati sono presenti al massimo grado i caratteri psicologici delle folle: la precarietà, gli eroismi, le debolezze, gli slanci irriflessivi e le violenze. Nessuna stabilità. Si tratta, insomma, dei barbari.[2]

L’essere umano, così diviso e isolato dagli altri, diventa l’unico riferimento di se stesso, il metro di misura delle cose è il suo io, l’altro, se non mi diventa indifferente, mi sarà sicuramente nemico, perché avanza le pretese del suo io, minacciandomi.

È a questo punto entra in gioco la figura del capo – unico modo per evitare l’homo homini lupus –, “La folla è un gregge che non può fare a meno di un padrone”.[3]

L’individuo, che aveva se stesso come unico metro di misura, si raggruppa e l’unità è ricostituita in maniera posticcia:

Il più delle volte i capi non sono uomini di pensiero, ma d’azione. Sono poco chiaroveggenti; né potrebbe essere altrimenti, perché la chiaroveggenza porta al dubbio e all’inazione. Vengono reclutati soprattutto tra quei nevrotici, esagitati, semi-alienati che vivono al limite della follia. Per quanto assurda sia l’idea che difendono o lo scopo che perseguono, qualunque ragionamento si infrange contro le loro convinzioni.[4]

Il gruppo è un’entità facilmente manovrabile attraverso le varie tecniche di controllo psicologico  già conosciute e indagate dalla psicologia sociale (ne ho parlato qui) e le tecniche di propaganda, anche queste già conosciute e indagate (qui si trovano le più significative). Il loro compito è uniformare le coscienze, annullare la volontà, spegnere il senso critico.

Le tecniche della colonizzazione

Parlando della colonizzazione francese e spagnola, Elsa Dorlin[5], rende conto delle misure repressive cui erano soggetti gli schiavi; ritroviamo, nelle righe che seguono, delle similitudini non troppo velate con la situazione attuale:

(…) ogni schiavo trovato fuori della sua abitazione senza ‘biglietto’ (autorizzazione circostanziata scritta a mano dal suo proprietario) [Uno stesso sistema di ‘passaporto’ è sistematizzato nel 1897 in Algeria]  sarebbe stato punito con frustate e marchiato a fuoco con il giglio di Francia.[6]

Alla lettera di un conte che denunciava:

Ho ricevuto molto lamentele sui negri marroni (…) che si riuniscono e che insultano i bianchi, e che vendono pubblicamente nel borgo ogni sorta di cose senza un biglietto di permesso firmato dai loro padroni.

La risposta del governatore cita la mancanza di mezzi e di uomini per effettuare le funzioni di polizia, non senza promettere un nuovo regolamento generale (…) aggravante il delitto di raduno e di libera circolazione degli schiavi.[7]

E ancora:

Dalla fine del XVII secolo, ad esempio, l’articolo 16 del Codice nero vieta, sia di giorno che di notte, gli assembramenti, le assemblee o le riunioni, anche festive, degli schiavi appartenenti a più padroni.[8]

Durante le rivoluzioni degli schiavi in Martinica è consuetudine giustiziare i ‘marroni’ sotto gli occhi delle loro madri (…) [Questo] Mira, di fatto, a far capire bene agli schiavi fuggitivi che nel cercare di salvarsi la vita hanno solo ‘privato il padrone del loro prezzo’: la giustizia coloniale nel creare in questo modo un delitto inedito vuole insegnare agli schiavi fuggitivi che il diritto di conservazione non appartiene né a loro né a chi li ha messi al mondo, ma che compete esclusivamente all’interesse del loro padrone, il solo atto a decidere.[9]

Da questi pochi estratti vediamo un’agghiacciante ripetersi delle dinamiche già conosciute per conquistare e piegare le genti. Là si trattava di conquistare terre assoggettando le persone, qui si tratta di piegare le volontà per conquistare il corpo.

Oggi la colonizzazione mira al corpo umano.

Dal soma alla psiche

Passare attraverso il corpo per conquistare l’uomo nella sua interezza riflette proprio il principio che il diritto di conservazione non appartiene a noi o a chi ci ha messi al mondo bensì compete esclusivamente all’interesse del nostro padrone, ossia lo Stato.[10]

Di questo si parla quando parliamo degli obblighi vaccinali – sia la legge Lorenzin o il DL44/21 –, quando parliamo della sperimentazione dei nuovi vaccini mRNA o dei microchip dei quali ancora non si conosce la destinazione ufficiale.[11]

La colonizzazione dell’umano è l’ultimo tassello per la dominazione assoluta. Se non saremo più padroni del nostro corpo, non saremo più niente se non territori somatici di conquista e sperimentazione.

Teorie complottiste di qualche mese fa sono diventate realtà sotto gli occhi di tutti ma, essendo tutti ciechi, non sono viste da nessuno.

Di fatto, gli obblighi che si stanno palesando – come quello per i sanitari o il paventato Covid-Pass che farà leva sul ricatto – sono tutte misure coercitive in misura diversa che non mirano ad altro che a sottomettere tutti alla volontà dei “semi-alienati che vivono al limite della follia” di cui si parlava sopra, ossia dei nostri attuali governanti.

Chi non si piegherà sarà piegato, il TSO e il suo utilizzo balzato alle cronache di questi giorni[12], così come la spedizione punitiva contro la ‘Torteria’ di Chivasso[13], sono solo l’antipasto di quel che succederà.

Dalla creazione esponenziale dei delitti e delle infrazioni speciali, emerge di fatto una categorizzazzione antropologica razzialista della criminalità: ormai ogni atto, dal momento in cui è commesso da uno schiavo (…) diventa delittuoso o criminale.[14]

È tutto perduto dunque? Non proprio, resta il piano della realtà sul quale agire.

Ma di questo si parlerà a tempo debito.


[1] “Ciò che noi intendiamo per ‘individualismo’ è la negazione di ogni principio superiore all’individualità e quindi la riduzione della civiltà, in ogni suo dominio, ai suoi elementi puramente umani”. R. Guénon, La crisi del mondo moderno, Edizioni Mediterranee, Roma, 2015⁵, p. 103.

[2] G. Le Bon, Psicologia delle folle, TEA, Milano, 2004, p. 248.

[3] Ivi, p. 152.

[4] Ibidem.

[5] E. Dorlin, Difendersi. Una filosofia della violenza, Fandango Libri, Roma, 2020.

[6] Ivi, p. 30 e nota 31. I grassetti nelle citazioni sono sempre miei (NdA).

[7] Ivi, p. 31.

[8] Ivi, p. 38.

[9] Ivi, p. 32.

[10] https://www.corriere.it/opinioni/17_settembre_18/perche-figli-non-sono-proprieta-genitori-3f39b588-9bbf-11e7-99a4-e70f8a929b5c.shtml

[11] https://www.corriere.it/economia/lavoro/21_maggio_05/dai-piani-recovery-spunta-fabbrica-chip-sicilia-2e5f41c6-adde-11eb-a291-9e846c3a1f8f.shtml

[12] https://www.liberoquotidiano.it/news/italia/27158732/fano-studente-18enne-rifiuta-mascherina-classe-sottoposto-tso-necessario-aiuto-supporto.html

[13] https://www.lastampa.it/torino/2021/05/06/news/il-tribunale-di-ivrea-dispone-il-sequestro-della-torteria-di-chivasso-1.40238621

[14] E. Dorlin, Cit., p. 35.

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