La resistenza annichilita e il TSO come arma di Stato

Il TSO come strumento di repressione politica lo abbiamo già trattato in altra sede. In questo brevissimo intervento lo trattiamo, nella strumentalizzazione che ne viene fatta, come mezzo di annichilimento della resistenza.

La resistenza annichilita e il TSO come arma di Stato

Recentemente ho letto un bel libro dal titolo Difendersi. Una filosofia della violenza[1] in cui l’autrice, Elsa Dorlin, professoressa di filosofia all’Università di Parigi VIII, analizza come il possesso e l’uso impunito delle armi – della violenza insomma – sia appannaggio di una minoranza, elitaria e dominante, e di come, contro tale monopolio, sia impossibile non ricorrere, ad un certo punto, alla violenza fisica “pensata qui come necessità vitale, in quanto prassi di resistenza” dell’individuo contro il sopruso.

All’inizio del libro viene descritta una tortura ottocentesca in cui il condannato veniva rinchiuso in una gabbia sospesa e si trova a cavallo:

Su una lama tranciante; i suoi piedi poggiano su delle specie di staffe ed è obbligato a tenere le gambe tese per evitare di essere ferito dalla lama. Davanti a lui, su di un tavolo alla sua portata, sono posti viveri e bevande; ma una guardia veglia notte e giorno per impedirgli di toccarli. Quando le forze della vittima cominciano a esaurirsi, ecco che cade sulla Lama che gli procura ferite profonde e brutali. Questo sfortunato, spinto dal dolore, si rialza e cade di nuovo sulla lama tranciante, che lo ferisce terribilmente. Il supplizio dura tre o quattro giorni.[2]

Questo aneddoto viene utilizzato dall’autrice per farci capire come il potere sfrutti anche la nostra capacità di difesa e di resistenza, per annichilirci:

Dalla gabbia di ferro a certe tecniche moderne e contemporanee di tortura, è sicuramente possibile reperire una stessa trama,  una tipologia comparabile di tecniche di potere che potrebbero essere riassunte con il seguente adagio: “ più ti difendi, più soffri, più è sicuro che muori”. [3]

Il TSO come strumento di annichilimento

La stessa dinamica è quella che vediamo all’interno delle minacce di provvedimenti che in questi giorni il governo e suoi esponenti locali stanno paventando,  che riguardano il trattamento sanitario obbligatorio (TSO) che si vorrebbe imporre a chiunque non  intendesse sottoporsi alle cure o alla quarantena per il COVID, come a dire: “la tua resistenza ti porterà ad una fine diversa e peggiore”.

Scelte sanitarie?

Va detto che le cure e i protocolli sono decisi e imposti dallo stesso governo che ha vietato di eseguire autopsie, di somministrare antivirali e antinfiammatori e obbligato tutti alla terapia intensiva; dallo stesso governo che ignora le alternative terapeutiche e spinge solo sulla soluzione “vaccino senza sperimentazione”, investendo fior di soldi pubblici senza chiedere niente nessuno.

Mai protocollo sanitario fu più devastante. E sono i medici (quelli che ne hanno il coraggio) a dirlo.

Che ci sia stato un errore si è palesato nel momento stesso in cui si sta parlando di scudo penale per dirigenti e personale sanitario,[4] a tal proposito i latini dicevano: “Excusatio non petita, accusatio manifesta” – “Scusa non richiesta, accusa manifesta”. Ma non solo non è stato fatto un mea culpa, il disastro creato è stato addirittura strumentalizzato per incutere paura e annichilire le coscienze (famose le scene dei camion militari che trasportavano i feretri).

Quale sovversione?

Ma adesso io mi chiedo e vi chiedo: chi si volesse proteggere dall’ incompetenza manifestata dalle istituzioni come dovrebbe fare? Come potrebbe opporre resistenza verso un regime che, al livello sanitario, economico, sociale, si è già manifestato incapace e per ciò stesso sta entrando in modalità dittatura sanitaria? Se la resistenza diventa un’arma a doppio taglio che finirà per annichilirci, quale strada ci rimane da percorrere?


[1] E. Dorlin, Difendersi. Una filosofia della violenza, Fandango Libri, Bologna, 2020.

[2] Ivi, p. 5.

[3] Ibidem, p. 8. (Grassetto mio N.d.A.)

[4] https://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=86126

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