Mi(ni)stero dell’istruzione

Non c’è bisogno di ricordare a nessuno che siamo governati da una massa di dilettanti: dal Ministero della giustizia al Ministero dell’istruzione non ci resta che piangere.

Ma infierire sarebbe fin troppo facile, il proverbiale “sparare sulla croce rossa”.

Ma a tutto c’è un limite.

Anche la pazienza del cittadino moderato viene messa a dura prova quando si sentono le affermazioni dei ministri che, mi viene da pensare, o non vivono in Italia, o sono anni che fanno il lockdown, per lo meno cerebrale, e quindi non colgono la tensione che attraversa il paese.

Gli investimenti

L’ultima uscita intelligente è quella della Ministra dell’istruzione.

La notizia è del 5 maggio e prevede che siano stanziati:

“Oltre 400 milioni di euro per potenziare la connettività delle scuole portando negli istituti la banda ultralarga. Li prevede il Piano Scuola approvato nella riunione odierna del Comitato nazionale per la Banda Ultralarga che si è svolta alla presenza anche della Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina.

L’obiettivo del Piano è garantire rapidamente una connessione veloce all’81,4% dei plessi scolastici, quelli del primo e secondo ciclo, per un totale di 32.213 edifici. Previsti anche voucher per le famiglie: fino a 500 euro, in base all’Isee, per connessioni veloci, pc e tablet.” [1]

Da che pulpito…

Ora, il proposito potrebbe anche essere lodevole se non ci fosse, innanzitutto, un retroscena divertente ed inquietante allo stesso tempo: la ministra ha partecipato non molto tempo fa ad un concorso per dirigenti scolastici, prendendo ZERO in informatica.  Il commento del presidente della commissione esaminatrice è impietoso: “Non ha risposto a nessuna delle domande d’informatica, al punto da strameritarsi uno zero (il massimo era 6)”.[2]

Potrebbe sembrare un paradosso, ma è comprensibile che un analfabeta (informatico) abbia capito che, almeno per gli altri – a meno che non vogliano fare i ministri della Repubblica – potrebbe essere una cosa utile la confidenza con lo strumento digitale.

Valutare le condizioni  

Il proposito potrebbe anche essere lodevole, si diceva, ovviamente ciò dovrebbe avere dei presupposti base:

  1. Le strutture scolastiche sono tutte sicure e a norma;
  2. Le scuole hanno tutto ciò che serve, in modo che le famiglie non siano costrette, ad esempio, a fare le collette e a portare la carta igienica da casa;
  3. I docenti sono tutti formati sui nuovi mezzi di comunicazione, sulle tecniche migliori per renderli efficaci, sulla comunicazione specifica da mettere in campo a distanza etc.;
  4. La didattica a distanza è efficace e può essere svolta promiscuamente a quella in presenza;
  5. Tutti gli studenti hanno uguali possibilità di accesso ai mezzi informatici (tablet o pc) e alla rete.

Analizziamo i punti con ordine:

Sicurezza delle strutture

Punto 1: “Il problema della sicurezza nelle scuole è di estrema gravità. Riguarda circa 8 milioni di studenti, per lo più minori, un milione di lavoratori e non può essere risolto riferendosi a controlli su presunte inadempienze organizzative dei dirigenti scolastici”. È una denuncia dai toni forti, quella prodotta dall’Anp, l’associazione nazionale presidi, sullo stato di sicurezza dei nostri istituti scolastici: una denuncia indirizzata ai ministri coinvolti.

I numeri, per i presidi, valgono più di tanti commenti: in Italia assistiamo, dicono, ad “una media di 44 crolli all’anno (praticamente uno a settimana ndr), ad una scuola su quattro con manutenzione inadeguata e con solo il 3% in ottimo stato di manutenzione. Non dobbiamo attende una tragedia per renderci conto dell’urgenza della questione”.[3] Per non parlare poi delle barriere architettoniche.

Verrebbe da esclamare: “Azzolina…” ma poi pensandoci, poco male, quando la scuola sarà crollata, almeno resterà la connessione…di che ci lamentiamo?

Collette e affini

Punto 2: “Tutti gli istituti siano forniti di sapone, carta igienica e acqua potabile per non appesantire le spese delle famiglie”: a chiederlo al ministro dell’Istruzione, tra le altre cose, sono stati gli alunni Michele e Aurora della quinta primaria delle scuole “Lorenzo Lotto” e “Beniamino Gigli” di Recanati, in provincia di Macerata”.[4]

Cioè, praticamente, dei bambini di dieci anni hanno chiesto al predecessore dell’attuale ministro, il sapone e la carta igienica…credo che la cosa si commenti da sola.

Verrebbe da esclamare: “Azzolina…” ma poi pensandoci, poco male, quando si dovrà andare al bagno, probabilmente ci sarà un’applicazione che garantirà l’igiene personale dopo aver espletato i bisogni fisiologici…di che ci lamentiamo?

Insegnanti abbandonati

Punto 3: Le linee guida per la formazione sono contenute nel documento del MIUR “Piano per la formazione dei docenti 2016-2019”.[5] Gli intenti sono lodevoli…ma quanto di quello che è sulla carta è stato messo in pratica? La valutazione è affidata a ognuno di voi che abbia in casa un bambino.

Da esperienze dirette ho visto scenari da mani nei capelli: nella maggior parte dei casi i genitori si sono dovuti fare insegnanti, a fronte di una didattica ingestibile, soprattutto con i più piccoli, e che si è limitata esclusivamente all’assegnazione di compiti in grande quantità e correzione degli stessi.

Pensiamo, ad esempio, ai bambini di prima elementare che avrebbero dovuto imparare a leggere, a scrivere, a fare i primi calcoli, come avranno fatto?

Verrebbe da esclamare: “Azzolina…” ma poi pensandoci, poco male, le basi non sono poi così importanti, quelli che non sapranno scrivere in italiano corretto saranno assistiti dal correttore automatico, e per i calcoli c’è la calcolatrice…di che ci lamentiamo?

La didattica – quello strano fenomeno

Punto 4: Il punto riguardante la didattica è quello che fa sorridere più di tutti, ma si tratta del classico ridere per non piangere.

La ministra ha proposto di fare lezione con metà degli alunni in presenza e l’altra metà connessa da casa, come se la didattica a distanza e quella in presenza fossero identiche e intercambiabili, e non tenendo conto che a casa con i bambini (quelli piccoli) qualcuno ci dovrà pur stare…o magari pensava si potessero chiudere dentro a chiave in una versione 2.0 del lockdown?

A tal proposito consiglio vivamente alla signora Ministra di fare un piccolo investimento e procurarsi il manuale Fondamenti di didattica, Carocci Editore, Roma, 2019. Sono 24 Euro ben spesi.

Nel manuale in questione troverà utili riferimenti: alla progettazione educativa, ai vari aspetti della comunicazione (faccia a faccia; testuale e multimediale, mediata dal computer…è evidente che gli approcci siano diversi, no?), agli spazi simbolici, alle pratiche discorsive e ai processi cognitivi; alla trasposizione didattica e alla negoziazione dei contenuti, alla gestione dei tempi, degli spazi e delle attività, alla gestione della condotta e delle relazioni interpersonali e sociali.

La didattica basata sulle evidenze

Tra le tante cose interessanti che si possono trovare nel volume, oltre a quelle citate, c’è un intero paragrafo dedicato alle conoscenze evidence-based ossia “un orientamento (basato sulle evidenze – come dice la parola stessa N.d.A.) il cui scopo è quello di fare il punto su che cosa si sa sull’efficacia degli interventi didattici”.[6]

Uno degli indicatori fondamentali che indica l’efficacia di un’azione didattica è l’effect size, il quale, affinché sia degno di considerazione, deve almeno essere > 0.3-0.4.

In altre parole, questo indicatore ci dice quanto è efficace un’azione didattica (per esempio una spiegazione frontale, un certo tipo di test etc.). Il punteggio minimo di efficacia inizia, appunto, da 0.3-0.4., il che significa che le azioni didattiche che non raggiungono il minimo sono praticamente nulle al livello di effetto educativo.

Andando a pagina 74 del volume in questione c’è una bella tabella che sintetizza i risultati di uno studio condotto su 800 metanalisi; nella tabella il punteggio di effect size riservato a Web-based learning è 0.18, mentre quello della Distance education è di 0.09.

Cioè, due azioni didattiche incentrate sul mezzo digitale, anche se sommate insieme, non raggiungono il minimo.

Praticamente mettere i bambini o i ragazzi a fare lezione davanti ad un pc è come metterli davanti ad un muro e pretendere  che imparino qualcosa.

Passi che la Azzolina sembri non avere competenze informatiche e nemmeno di inglese[7], ma che un’insegnante, dirigente scolastico e ministro dell’istruzione faccia pensare di saper poco anche di didattica…mi sembra si sia toccato il fondo…ah no, scusate, c’è stata anche la Fedeli.

Verrebbe da esclamare: “Azzolina…” ma poi pensandoci, poco male, lei che quando era parlamentare aveva presentato un’interrogazione sulle classi pollaio, ha pensato bene di risolvere così il problema: metà a scuola e metà a casa… di che ci lamentiamo?

Una nuova divisione

Punto 5: L’accesso agli strumenti informatici e alla rete sarà un ulteriore fattore di divisione; creerà alunni di serie A e alunni di serie B. Daranno il voucher alle famiglie per comprare un tablet (sempre su base isee), ma la bolletta si paga ogni mese e, guarda un po’, qualcuno potrebbe non poterselo permettere; qualcuno potrebbe non avere abbastanza ricezione a casa per una connessione stabile…ma forse mi sbaglio, non stavo pensando al 5G.

Forse con quello, oltre ad accendere la lavatrice mentre sono dal parrucchiere o farmi dire dal frigo cosa comprare per cena, potremo anche inserire le conoscenze direttamente nel cervello, in modo da risolvere in un sol colpo il problema delle infrastrutture, della carta igienica, della formazione degli insegnanti, della didattica, dei voucher.

Il nuovo paradigma (dis) educativo

Se nel ’600 con Comenio si afferma l’idea di educazione universale – Insegnare tutto a tutti, completamente; nel 2020 con la Azzolina si afferma l’idea di diseducazione generalizzata – Non insegnare niente a nessuno.  

Da istruzione a distruzione il passo è brevissimo, soprattutto quando sono coinvolti i bambini.

Lucia Azzolina è nata il 25 agosto del 1982. Nello stesso giorno, ma ottantadue anni prima, era il 1900, moriva il più grande sovversivo tra tutti i pensatori: Friedrich Nietzsche.

Ecco, in entrambi i casi, il 25 agosto decreta la morte del pensiero.


[1] https://www.mondomobileweb.it/175989-approvato-piano-scuola-per-il-digitale-400-milioni-di-euro-per-la-banda-ultralarga/

[2] https://www.alessandriaoggi.info/sito/2019/12/29/non-sa-ne-inglese-ne-informatica-ma-e-ministra-della-pubblica-istruzione/

[3] https://www.tecnicadellascuola.it/scuole-insicure-un-crollo-a-settimana-i-presidi-scrivono-ai-ministri-rischi-per-alunni-docenti-e-personale (l’articolo è del 7 luglio 2018, più che attuale N.d.A.).

[4] https://www.tecnicadellascuola.it/senza-sapone-e-carta-igienica-che-scuola-pubblica-e-gli-alunni-lo-chiedono-a-bussetti (l’articolo è del 21 marzo 2019 N.d.A.).

[5] https://www.istruzione.it/allegati/2016/Piano_Formazione_3ott.pdf

[6] Bonaiuti G., Calvani A., Ranieri M., Fondamenti di didattica, Carocci Editore, Roma, 2007, p. 73.

[7] https://www.alessandriaoggi.info/sito/2019/12/29/non-sa-ne-inglese-ne-informatica-ma-e-ministra-della-pubblica-istruzione/

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