Stato di mobbing o mobbing di Stato?

Il contrasto nell’organizzazione

Dalla psicologia del lavoro possiamo mutuare un’utile chiave di lettura per analizzare la situazione attuale del nostro Paese.

All’interno di una qualsiasi organizzazione non è inusuale sentire parlare di contrasti che, nella loro forma più estrema, assumono la connotazione del mobbing. Se una certa dose di divergenza o contrasto è fisiologica e utile in ciascun ambiente organizzativo, una dose eccessiva porta danni sia agli individui coinvolti che all’organizzazione stessa.

Le forme del mobbing

Brevemente e senza pretesa di completezza, ma solo per chiarezza terminologica, definiamo gli aspetti del mobbing: dall’alto verso il basso p.e. dal capo ai dipendenti; tra pari p.e. tra i dipendenti nella forma di “uno contro uno” o “tutti contro uno”; dal basso verso l’alto p.e. dei subordinati verso il diretto superiore.

In altri ambienti e in altre modalità, il mobbing si definisce bullying (il bullismo tra ragazzi nelle diverse organizzazioni – scuola, sport, etc. – e al di fuori di esse), oppure bossing quando la funzione di mobber (cioè colui che esercita il mobbing) è svolta da un’intera organizzazione.

Lo Stato come organizzazione

Dalla semplice lettura delle definizioni è abbastanza evidente che i cittadini italiani siano vittime di bossing da parte dell’oligarchia al governo. Se definiamo uno Stato come organizzazione (cosa che effettivamente è, e certi ambiti lo sono in maniera palese, si pensi ad esempio alle Aziende sanitarie) è evidente come ci siano dei capi e dei subalterni, persone che decidono e persone che subiscono le decisioni (mentre quelli che decidono sembrano esserne immuni).

La situazione italiana

Essendo il governo eletto dal popolo e facendone il volere (almeno in teoria), il problema non dovrebbe porsi. Nella situazione italiana attuale dobbiamo invece sottolineare come le cose non stiano in questo modo:

– c’è un governo frutto di un rimpasto, o manovra di palazzo, che non rispecchia la percentuale di voti ricevuta dai partiti o dalle coalizioni dichiarate prima delle elezioni;

– c’è un Presidente del Consiglio senza identità politica che, come una banderuola al vento, passa da destra a sinistra, e viene quindi da chiedersi da quali valori sia mosso;

– ci sono degli investimenti di parecchi milioni di euro approvati senza chiedere conto ai cittadini – che tali investimenti pagheranno di tasca loro –, e imposizioni unilaterali che non sono mai passate al vaglio del parlamento il quale, come detto, non rispecchia una maggioranza reale, ma solo una posticcia;

– c’è un gruppo di tecnici chiamati a guidare il paese, non eletti da nessuno ma pagati – profumatamente – da tutti, che invece di elaborare soluzioni ragionevoli, assumono atteggiamenti del tutto casuali senza un orizzonte di senso razionale che possa ridare speranza e vigore al paese.

Stato di mobbing

Laddove è possibile definire il mobbing come

– comportamenti e “comunicazione ostile e non etica perpetrata in maniera sistematica da parte di uno o più individui generalmente contro un singolo che, a causa del mobbing, è spinto in una posizione in cui è privo di appoggio e di difesa e lì costretto”[1],

– fenomeno che, a causa della frequenza (definizione statistica: almeno una volta a settimana) e della lunga durata (definizione statistica: almeno sei mesi), crea seri disagi psicologici, psicosomatici e sociali,

capiamo che quella che stiamo vivendo in Italia è, a tutti gli effetti, una condizione di mobbing perpetrato da una organizzazione (quindi bossing) guidata unilateralmente da pochi “capi” decisori (il governo oligarchico) ai danni di un gruppo di persone subalterne (i cittadini).

Tra le azioni subdole di cui si macchia mobber si trovano, tra le altre: accuse, minacce, limitazione delle facoltà di espressione, eccesso di controllo, esclusione da occasioni di socializzazione, occultamento di notizie essenziali.[2]

Tali azioni possono essere riunite in cinque categorie:

  1. Attacchi ai contatti umani: limitazione delle possibilità di espressione;
  2. Isolamento sistematico: trasferimento della vittima a un luogo di lavoro isolato, comportamenti di evitamento;
  3. Cambiamento delle mansioni: revoca di ogni mansione da svolgere, assegnazione di lavori senza senso, nocivi o al di sotto delle capacità della vittima;
  4. Attacchi contro la reputazione: disinteresse per la collettività, complottismo per forme di espressione divergente, radiazione per opinioni mediche non allineate;
  5. Violenza e minacce di violenza: minacce o atti di violenza fisica, sanzioni, controllo sociale, violenza fisica e intimidazione da parte delle forze dell’ordine.

Per esserci mobbing è necessario subire azioni appartenenti ad almeno due delle suddette categorie. Per subire invece quick mobbing è sufficiente un periodo di 3-6 mesi con cadenza quotidiana di azioni ripetute in almeno tre categorie.

Bossing: l’organizzazione contro i singoli

Come abbiamo detto, il bossing è un mobbing perpetrato da un’intera organizzazione (il governo) ai danni dei singoli (cittadini).

Il temine bossing, dal verbo inglese to boss, che significa spadroneggiare e comandare, indica una forma di terrorismo psicologico (L’uso di violenza illegittima, finalizzata a incutere terrore nei membri di una collettività organizzata e a destabilizzarne (… ) l’ordine[3]) attutato dall’azienda o dai vertici dirigenziali.[4]

e ancora

Il bossing è un tipo di mobbing politico in cui la linea politica del mobber coincide con quella aziendale, e in cui il mobber può essere considerato l’organizzazione stessa, il datore di lavoro o comunque i vertici aziendali in genere.[5]

Mobbing di Stato

Se ogni dipendente riceve la possibilità dal proprio datore di lavoro di realizzarsi nel lavoro e, attraverso di esso, di provvedere ai propri bisogni, la possibilità del lavoro tout court è data dallo Stato.

L’articolo 4 della Costituzione recita infatti

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Nel momento in cui la Repubblica – che coincide con i suoi rappresentanti altrimenti sarebbe un’entità astratta – non solo non promuove le condizioni che rendono effettivo il diritto al lavoro, ma nega questo stesso diritto, aggiungendo a questa negazione – già di per sé gravissima -, tutte e cinque le categorie che costituiscono la struttura del mobbing, risulta chiaro che, nel nostro caso, il mobber coincide con il governo, con il presidente del Consiglio, con il Parlamento e con il Senato, che si sono resi complici della distruzione economica del paese.

E ciò non in astratto, ma per la proprietà transitiva[6] delle relazioni per cui io sono dipendente del mio datore di lavoro, il quale a sua volta è legittimato a farmi lavorare dallo Stato; io sono quindi sostanzialmente vincolato allo Stato e non al datore di lavoro per l’espressione di questo diritto. Ergo, non solo il datore di lavoro e i colleghi possono essere dei potenziali mobber, ma anche lo Stato stesso, qualora venga a cadere la sua funzione di legittimatore, assicuratore, difensore del diritto al lavoro e diventi, addirittura, istituzione vessatoria.

Diranno che sono stai costretti dalle circostanze, ma adesso i numeri ci sono e si possono analizzare.

Se l’appello a rispettare i diritti costituzionali inalienabili è caduto nel vuoto, vediamo se è possibile usare l’unica arma che il capitalismo neoliberista capisce: padrone contro subordinato.

Quando le classi dominanti non possono più governare alla vecchia maniera, e le classi dominate non vogliono più vivere allo stesso modo, allora nasce la situazione rivoluzionaria. (György Lukács)


[1] G. Favretto (a cura di), Le forme del mobbing, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2005, p. 17.

[2] Ivi, p.19.

[3] http://www.treccani.it/vocabolario/terrorismo/

[4] G. Favretto, Cit., p. 24.

[5] Ivi, p. 35.

[6] In matematica una relazione binaria R in un insieme X è transitiva se e solo se per ogni a, b, c appartenenti a X, se a è in relazione con b e b è in relazione con c, allora a è in relazione con c. Cfr.https://it.wikipedia.org/wiki/Relazione_transitiva#:~:text=Ad%20esempio%2C%20%22%C3%A8%20maggiore%20di,c%2C%20allora%20a%20%3D%20c.

1 commento su “Stato di mobbing o mobbing di Stato?

  1. Massimiliano Rispondi

    Non fa una piega.
    Siamo vittime di un imposizione psicoanalitica applicata sul popolo che non e’ culturalmente in grado di comprendere il susseguirsi degli eventi e quindi di individuare la via di uscita.
    Eppure Sigmund Freud ci ha lasciato scritto che “il principio di evitare dispiacere domina le azioni umane fino a che non viene sostituito da quello migliore dell’adattamento al mondo esterno”.
    Nostro malgrado sta accadendo proprio questo stiamo passando come popolo ad adottare il secondo principio cioe l’adattamento al mondo esterno nuovo che diversi governi e governanti hanno concepito per dare un nuovo ordine alle società.
    Come se qualcuno la su ai vertici del potere politico avesse fatto suo il principio per cui qualunque misura adottata dal Principe sarebbe giustificata, anche se in contrasto con le leggi della morale, e noi questo non possiamo permetterlo.
    Si prospetta uno scenario tormentato, nell’aria aleggiano gia gli spettri della censura accompagnati dai nuovi dogmi della scienza imposta che non può essere messa in discussione, tutto diventa strumento in mano al principe che continua a tormentare il popolo giustificandosi e autocelebrandosi.

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