Il TSO come strumento di repressione politica

Medicina e potere

Giulio Alfredo Maccacaro fu un brillante scienziato, professore e attivista.

Tra le altre cose fondò l’Associazione Medicina Democratica e il Movimento di Lotta per la Salute.

Sulla scia dei suoi interessi scientifici e sociali diresse due collane di ricerca:

  • Salute e società (Etas/Kompass – 1970)
  • Medicina e potere (Feltrinelli – 1973)

Facendo proprio riferimento alla collana Medicina e Potere, diretta da Maccacaro per l’editore Feltrinelli, vogliamo analizzare lo strumento del TSO, e la sua presunta applicazione terapeutica rispetto ad una situazione valutata di infermità mentale.

Una teoria sociale della follia

Nella citata collana, il volume numero 4 portava il titolo Per infermità mentale. Una teoria sociale della follia, l’autore ne era T.J. Scheff, “professore associato di sociologia all’Università di Santa Barbara in California e condirettore della rivista ‘Social Problems’”.[1]

L’argomento dell’infermità mentale, connesso con i Trattamenti Sanitari Obbligatori, è tornato tristemente alla ribalta delle cronache in questo periodo in cui qualsiasi voce fuori dal coro viene bollata:

  1. come complottista laddove si esprima senza seguito o platea degna di considerazione;
  2. come il frutto di un disagio mentale, che necessita trattamento, laddove attiri troppa attenzione.

Dario Musso e Don Gianluca

Di questo secondo caso sono stati protagonisti due uomini che hanno avuto la malaugurata idea di esprimere la propria opinione fuori dal coro: Dario Musso[2] in Sicilia e il parroco bresciano Gianluca Loda.[3]

Ovviamente si è cercato di spegnere subito il caso che si sarebbe potuto creare, gettando l’acqua della rassicurazione per soffocare anzitempo qualsiasi eventuale brace che potesse innescare l’incendio. A tal proposito la diocesi ha tenuto a puntualizzare:

“Alcuni comportamenti di don Gianluca Loda negli ultimi giorni sono frutto di un evidente disagio personale. In questo frangente, il vescovo e i suoi collaboratori, dopo un momento di ascolto e con la consulenza del medico curante, hanno concordato con don Gianluca di mettere in atto una serie di azioni per recuperare al più presto una condizione personale più serena. Nelle prossime settimane, pertanto, l’attuale parroco di Castelletto di Leno sarà assente dalla parrocchia e sarà accompagnato in un percorso di verifica e di sostegno che gli consenta un pieno ristabilimento”.[4]

Se lo dice la diocesi, c’è da crederci insomma.

Medicina come forma del potere

L’argomento del presente articolo, che risulta strettamente connesso con i due casi di TSO poc’anzi citati, riguarda l’utilizzo politico del disagio mentale, per far sparire voci discordanti.

Già nella nota introduttiva alla collana Medicina e Potere, posta in apertura di ogni volume, su una pagina neanche numerata, a mo’ di manifesto, si poteva leggere la seguente nota:

“È ipotesi di lavoro di questa collana che la medicina – come la scienza – sia un modo del potere: che, anzi, nella conversione e gestione scientifica di dottrine e pratiche, contenuti e messaggi, enti e funzioni, ruoli e istituti, divenga propriamente potere, sostanza e forma del suo esercizio. Come tale – pur nel comando cui obbedisce – è abilitata a dettare statuti, tracciare limiti, codificare eventi, attribuire significati: è cioè capace, ad un tempo, di legge e di giudizio, ovvero di assolutezza. (…)”

L’ipotesi che guida la collana, è che la medicina sia uno dei modi del potere, ovvero che il suo farsi istituzione, ente e professione, la concretizzi propriamente come potere tout court.

Il sintomo psichiatrico

L’etichetta “malattia mentale” ci svela subito l’assunto teorico di base: essa è da inscrivere nel campo medico, e ciò a dispetto del fatto che, per il sintomo psichiatrico “(…) l’esistenza della malattia sottostante non è provata nella grande maggioranza di questi casi, occorre (perciò) discutere il comportamento ‘sintomatico’ in termini che non implichino la presunzione di malattia”.[5]

È necessario quindi, in prima istanza, slegare il concetto di sintomo psichiatrico dal contesto medico – essendo il sintomo psichiatrico sempre il risultato di concause, soprattutto sociali – e inserirlo in un contesto sociale, affinché sia possibile analizzarlo sociologicamente.

In tal senso l’analisi del sintomo psichiatrico, cioè del comportamento anormale, come potrebbe notare chiunque nella vita di ogni giorno, può essere svolta a partire da due concetti sociologici che ben inquadrano il fenomeno “psichiatrico”, e cioè la trasgressione alla norma e la devianza.

Trasgressione alla norma e devianza

“Con la prima si intende un comportamento che sia in chiara violazione delle regole accettate dal gruppo, e che vengono abitualmente definite dai sociologi come norme sociali. Se i sintomi delle malattie mentali devono essere interpretati come violazioni delle norme sociali, è necessario specificare di quale tipo di norme si tratti. Nella maggior parte dei casi al violatore non viene imposto il marchio di malato di mente, ma quello di maleducato, ignorante, immorale, criminale, o forse solo turbato, secondo il tipo di norma in gioco”.[6]

È perciò chiaro che la trasgressione alla norma si riferisce ad una classe di azioni che vìolano la norma sociale, mentre con il termine devianza consideriamo quelle “azioni particolari che hanno ricevuto pubblicamente ed ufficialmente il marchio di violazioni di norme”. [7]

Le cause

Tra le cause della trasgressione alla norma, nel testo di Scheff, ne vengono discusse quattro: cause organiche, psicologiche, stress esterni e atti volontari di rinnovamento o di sfida.

Quello che più ci interessa, in questo breve intervento, è il terzo dei quattro termini.

Gli stress esterni possono causare azioni che trasgrediscono la norma.

L’azione che trasgredisce la norma, condannata socialmente, diviene il sintomo di un disturbo psichiatrico, di devianza.

Il trasgressore viene terapeutizzato coattamente, con la forza.

Ma non perché malato, si badi bene, bensì perché trasgressore di una norma sociale, esplicita o implicita che sia.

L’esperimento di privazione sensoriale (lockdown ante litteram)

Ma adesso arriva il pezzo forte, parliamo di un esperimento fatto nel 1961, da notare le analogie con l’odierna situazione:

“Degli studenti universitari di sesso maschile furono pagati per rimanere ventiquattro ore al giorno su un letto confortevole in una cabina illuminata semi-isolata acusticamente… avevano degli schermi traslucidi davanti agli occhi che consentivano di vedere una luce diffusa ma impedivano una visione strutturata. Salvo che per mangiare e andare al gabinetto, indossavano guanti di cotone e salvamani di cartone… in modo da limitare le percezioni tattili. I soggetti rimasero così per due o tre giorni. Dei ventinove soggetti, ventiquattro riferirono di aver avuto delle allucinazioni, che abitualmente erano all’inizio semplici per diventare progressivamente più complesse con l’andare del tempo (…) In tutti gli studi sperimentali  le persone che hanno avuto esperienze ‘psicotiche’ vengono in qualche modo rassicurate (…) viene rifiutato ciò che la trasgressione alla norma implica nei riguardi dello status sociale e del concetto di sé del trasgressore (…)”.[8]

Brevemente: a fronte di stati “psicotici” causati esternamente durante l’esperimento, il soggetto dell’esperimento stesso, una volta che questo si era concluso, veniva rassicurato dallo sperimentatore del fatto che la sua reazione psicotica fosse normale, in quanto indotta dall’esterno in maniera artificiale e che quindi quell’esperienza non inficiava la sua salute mentale o il suo status sociale.

Il soggetto era normale all’inizio dell’esperimento, era normale la sua reazione psicotica, in quanto indotta, e “tornava”, tramite rassicurazione, ad essere normale dopo l’esperimento.

Esperimento mentale

“Supponiamo però che venga eseguito un esperimento diabolico in cui i soggetti, dopo aver manifestato sintomi psicotici sotto stress, ricevano il ‘marchio’. Venga detto, cioè, che quei sintomi non rappresentavano una reazione normale, ma un indizio attendibile di una turba psicologica situata nel profondo della loro personalità. Supponiamo che un tale marchio sia mantenuto effettivamente nella loro vita ordinaria. Questo processo renderebbe stabile una trasgressione alla norma che sarebbe stata altrimenti transitoria?”.[9]   

…ergo

Con questa domanda sospesa terminiamo le citazioni dal libro di Scheff e proviamo ad imbastire un’analisi sommaria di come sia stata manipolata la massa con una mossa di psicologia sociale, che si va ad aggiungere a quelle già messe in atto e precedentemente analizzate.

  1. È stata creata una psicosi tramite la paura (il contagio, la morte, la pandemia) favorita da un terrorismo psicologico senza precedenti perpetrato dai media;
  2. Tale psicosi ha creato norme esplicite (decreti) e norme implicite, cioè non scritte ma attese, come, ad esempio, disinfettarsi le mani, portare la mascherina e credere che esista veramente una malattia pericolosissima. Fa parte, cioè, del credo della massa, con conseguenti aspettative normative di comportamento, che esista una pandemia (attendiamo i numeri definitivi), che sia necessaria la mascherina da 0.50 centesimi per proteggersi (smentito anche dall’OMS[11]), che sia necessario disinfettarsi per restare sani (a tal proposito sono cresciute le intossicazioni da disinfettanti, soprattutto tra i bambini[12]) etc.
  3. Nel momento in cui si disattende un’aspettativa normativa di comportamento, creata artificialmente attraverso la paura (nel nostro caso: le persone, spinte da stress esterno, iniziano a dire ciò che pensano veramente, magari appoggiati da evidenze, contro il pensiero diffuso), si trasgredisce la norma.

Ma non si può fare.

Conclusioni

Allora, mentre nell’esperimento clinico “buono” a seguito della reazione “psicotica” causata dallo stress esterno, c’era la rassicurazione sul fatto che tale reazione fosse del tutto normale in quanto, appunto, causata artificialmente dallo sperimentatore esterno,

nella versione “cattiva” dell’esperimento, la trasgressione, attestata pubblicamente e ufficialmente, diviene devianza.

Il comportamento ritenuto anormale, a fronte di una norma sociale che si è autoconsolidata tra la gente, diviene il sintomo di una malattie mentale da terapizzare.

Ecco il TSO.

Dei comportamenti che prima sarebbero stati considerati al massimo eccentrici o maleducati, vengono ora, in quanto dissidenti, considerati devianti.

Viene causato artificialmente uno stress attraverso attacchi mediatici al limite del terrorismo psicologico e quando qualcuno lo fa notare, sottolineando le contraddizioni delle versioni da telegiornale, viene accusato pubblicamente di essere uno psicotico, diventando con ciò un deviante, e viene reso folle d’ufficio.

Così si combatte la dissidenza: con il TSO come strumento di repressione politica.

Qualcuno diceva “Colpirne uno per educarne cento”.


[1] T.J. Scheff, Per infermità mentale. Una teoria sociale della follia, Feltrinelli, Milano, 1976. (Citazione dalla quarta di copertina).

[2] https://www.ansa.it/sicilia/notizie/2020/05/11/la-pandemia-non-ce-e-gli-fanno-tsogarante-chiede-notizie_640d55b2-53c7-4d75-b944-270759306f46.html

[3] https://www.imolaoggi.it/2020/05/26/don-gianluca-prelevato-e-portato-via-per-il-reato-di-diverso-pensiero/

[4] https://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/20_maggio_18/brescia-prete-rifiuta-trasferimento-si-barrica-casa-160e7aca-9916-11ea-8e5b-51a0b6bd4de9.shtml

[5] T.J. Scheff, Cit., p. 55. Ovviamente il testo del 1966 non era al corrente degli sviluppi diagnostici che ci sarebbero stati negli anni a venire, ciò nonostante, a parte le tecniche di Neuro imaging, che rendono conto di patologie che fisicamente coinvolgono l’encefalo, tutti i manuali diagnostici, primo tra quali il DSM-5 (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders – quinta edizione), già nei loro cambiamenti interni tra un’edizione e l’altra (punteggi, classificazioni, patologie, test diagnostici etc.) dimostrano una dose non indifferente di arbitrarietà. 

[6] Ibidem. (Corsivo mio N.d.A.)

[7] Ivi, p. 57.

[8] Ivi, p. 64-65.

[9] Ivi, p. 66.

[10] https://www.istat.it/it/files/2020/05/Rapporto_Istat_ISS.pdf

[11] https://www.corriere.it/salute/malattie_infettive/20_aprile_07/coronavirus-mascherine-oms-non-cambia-linee-guida-delusione-205abd4e-78d8-11ea-ab65-4f14b5300fbb.shtml

[12] https://www.terranuova.it/News/Salute-e-benessere/Covid-19-confermato-l-aumento-delle-intossicazioni-da-disinfettanti

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